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Castelbuono (Castiddubbonu in siciliano) è un comune italiano di 8.987 abitanti della città metropolitana di Palermo inSicilia.

L’abitato sorge a circa 423 m s.l.m., sulle pendici del colle Milocca, circondato dai centri di Pollina a nord, San Mauro ad est, Geraci Siculo a sud-est, il massiccio delle Madonie a sud ed Isnello e Gibilmanna (Cefalù) ad ovest. Fa parte del Parco delle Madonie. E’ proprio dalla sua posizione geografica che dipende la caratteristica climatica di Castelbuono, calda nelle zone basse, moderata nelle regioni intermedie e fresca verso le montagne ed il bosco.

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Primo nome del piccolo centro urbano, durante il periodo bizantino, fu Ypsigro, che vuol dire luogo fresco, altezza umida.

CASTELLO DEI VENTIMILA

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Fu costruito nel 1316 da Francesco Ventimiglia in qualità di Belvedere di Ypsigro. Il Castello identifica la storia del Paese e dei Signori che lo costruirono e lo dominarono, i Ventimiglia.

In seguito al restauro del 1997 sono emerse le strutture di un edificio precedente al castello dei Ventimiglia. L’edificio attuale è il risultato di numerosi rifacimenti, che rendono difficile la ricostruzione del suo originario aspetto. A semplice pianta quadrangolare, mostra all’esterno un misto di stili che in quel periodo influenzavano tutta l’architettura siciliana. Il volume a cubo richiama lo stile arabo; le torri angolari quadrate riecheggiano quello normanno; la torre rotonda si rifà invece alle costruzioni militari sveve. Nel terremoto degli inizi del XIX secolo scomparvero i merli, della forma ghibellina, a coda di rondine, ed inoltre mura di cinta, torri ed archi, oggi andati in rovina. Alcune strutture difensive del XIII secolo e alcuni ambienti del XIV secolo sono invece rimasti intatti. Nel 1920 il castello, che intanto era venuto in possesso del barone Fraccia, passò al comune di Castelbuono.

Adesso è sede del Museo civico.

FONTANA DI VENERE CIPREA

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Camminando lungo le vie cittadine l’occhio non può fare a meno di essere attratto dalle fontane pentagonali di gusto medievale, ed in modo particolare dalla monumentale Fontana di Venere  a prospetto verticale. Al centro della “terra vecchia”, oggi il corso principale, si trova proprio la fontana della Venere Ciprea (XV secolo), che decorava l’ingresso dell’antica Ypsigro. Sull’attico vi è la ninfa Andromeda piegata sulle ginocchia, al centro, in una nicchia, Venere e Cupido; in basso metope in un bassorilievo di sicura provenienza greca ed ancora pannelli di arte greca che raffigurano Diana al bagno.

La fontana fu ricostruita nel 1614 nel centro cittadino, le statue furono ritrovate durante il dissodamento delle terre del giardino ventimigliano; una lapide ricorda il ritrovamento.

CHIESA DI MARIA SANTISSIMA ASSUNTA (detta poi MATRICE VECCHIA)

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La chiesa risale al XIV secolo. I restauri hanno rimesso in luce alcuni elementi di una precedente costruzione del XIII secoloSi crede che originariamente fosse una moschea, di cui rimangono le due finestre moresche ad archetti tribolati scoperte, durante il restauro, sui muri più antichi. Sembra inoltre che il campanile sia stato costruito sui ruderi di una torre saracena.[senza fonte] La costruzione ha subito nel corso del tempo diversi rimaneggiamenti e attualmente mescola gli stili romano-gotico, gotico catalano e composito-chiaramontano.

Il prospetto della chiesa è adorno di un portale gotico-catalano con orlatura a foglie rampanti, e di un portico a tre arcate a tutto sesto del XVI secolo, che, originariamente, girava anche sul fianco della quarta navata.

Il campanile richiama lo stile di transizione romanicogotico. Al centro è una bifora con colonnina marmorea, a cui si appoggiano due archetti ciechi poggianti su piccole mensole scolpite, raffiguranti figure mostruose. La cupola è spezzata da una corona merlata, da cui svetta il pinnacolo rivestito da mattonelle a smalto di gusto moresco.

Alle tre navate della chiesa, alla fine del XV secolo ne venne aggiunta una quarta, con soffitto a cassettoni con trabeazioni che poggiano su mensole scolpite. Sulle colonne sono stati scoperti i frammenti di affreschi trecenteschi con figure di santi e di martiri. Un frammento di pittura a encausto rappresentante “lo Sposalizio di Santa Caterina”, di scuola siculo-toscana si conserva accanto alla porta della sacrestia.

Notevole è il ciborio – alto più di quattro metri e largo due – attribuito a Giorgio da Milano ed eseguito intorno al 1493, che si presenta riccamente decorato; alla sommità è raffigurato a mezzobusto il Padre Eterno. Dodici angioletti fiancheggiano il tabernacolo; ai suoi lati stanno seduti i quattro evangelisti e i dottori della Chiesa; nella predella gli apostoli e i redentori.

Il polittico (1520) è stato attribuito prima al Antonio di Saliba, (nipote del pittore Antonello da Messina) e più recentemente a Pietro Ruzzolone. Nella parte centrale sono dipinte le figure dell’arcangelo Gabriele e dell’Annunziata, che hanno accanto Sant’Elisabetta e Sant’Anna. Nella parte più bassa la Madonna col Bambino con a destra San Paolo e Sant’Agata, a sinistra San Pietro e Santa Lucia. Qui si conserva la copia del polittico, detto del Beato Guglielmo, il cui originale, trafugato intorno al 1875, si trovava nel Santuario di Santa Maria del Parto.

CHIESA DELLA NATIVITA’ DI MARIA

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La chiesa della Natività di Maria è un edificio religioso di Castelbuonomatrice nuova del paese.

Edificata tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVIIpalese è il riferimento al culto della Patrona Sant’Anna[non chiaro]. Crollata in seguito al terremoto del 1820, venne riedificata nel 1830 senza la cupola originale e con la demolizione dei due campanili, danneggiati dal sisma e mantenendo le parti superstiti. Il complesso architettonico ricostruito si presenta in uno stile neoclassico.

L’interno a croce latina è suddiviso in tre navate sorrette da dodici colonne in pietra, rivestite di stucco. Possiamo ammirare gli stucchi che rivestono le quattro colonne dei due altari del transetto, caratteristici dell’arte dei Serpotta, mentre gli angeli del frontone della cupola, sull’arco trionfale, appartengono alla mano di Vincenzo Messina. La grande croce in legno (1400) è forse opera di Pietro Ruzzolone. Opera di scuola antonelliana è il trittico di struttura tardo-gotica con influssi fiamminghi e proveniente dalla chiesa di Sant’Antonio Abate. Raffigura la Madonna, Sant’Antonio Abate e Sant’Agata; in alto l'”Ecce Homo” con l’Annunziata e l’arcangelo Gabriele; nella predella le scene del martirio di Sant’Agata, del “fuoco di Sant’Antonio” e della Natività.

Il tesoro proveniente dalla Matrice Vecchia è ricco di opere, fra cui l’ostensorio di Bartolomeo Tantillo del secolo XVI. Nella sacrestia una portantina settecentescacon le miniature di Giuseppe Velasquez, a cui è attribuita anche una tela, raffigurante una “Deposizione” del XVIII secolo. Sulle navate laterali troneggiano diversi altari con tele provenienti anche da altre Chiese, particolare è la tela di San Giuseppe che sembra riproporre un’allegra passeggiata del Santo con Gesù Bambino in un lussureggiante paesaggio. sulla navata destra, sia per la cappella del Crocifisso o dell’Addolorata. nella Cappella un Crocifisso del 1768 è incastonato in un artistico reliquiario che copre l’intera parete con cento vetri reliquiari. Sotto l’altare è custodito il corpo di San Pio Martire giunto da Roma nel 1772. nella cappella si affaccia la nicchia in cui è custodita l’urna con le Reliquie del Beato Guglielmo. Sempre nella cappella è da notare la tela di San Giuseppe Agonizzante.

Raffinata ed elegante è la Cappella del Santissimo Sacramento sita in fondo alla navata destra. la cappella risale al 1600. gli stucchi sono un vero trionfo inneggiante all’Eucarestia. Perfino le due tele inneggiano all’Eucarestia, con la Comunione di San Lugi Gonzaga e Gesù che porge la Comunione ad una Santa. Ma l’opera più interessante e preziosa è senza dubbio il maestoso tabernacolo e il sovrastante ciborio, un vero trionfo di intarsi, reliquiari e argenti in più piani.

Di notabile fattura anche le antiche statue di San SebastianoSan RoccoSan Vito, del Cristo Trionfante (opera del Quattrocchi) e un’immagine della Madonna Immacolata. Notabile il Crocifisso di scuola bizantina.

La CHIESA DI SAN FRANCESCO è un edificio di culto di Castelbuono.

Sorta nel 1332, ma ristrutturata nel XVIII secolo, la chiesa conserva nel pronao un affresco del XIV secolo, raffigurante “Santa Maria di Bisanzio” (che ha preso poi il titolo di “Santa Maria del Soccorso”, dall’omonima chiesa), una Madonna del Gagini e gli sportelli dell’organo cinquecenteschi di scuola veneziana. Attiguo alla chiesa è uno splendido chiostrosettecentesco e annesso, nella cappella dedicata a Sant’Antonio, è il mausoleo dei Ventimiglia del XV secolo, riferibile a Francesco Laurana. A questi si attribuisce anche il portale marmoreo, “che fa di questa cappella un momento particolarissimo del Rinascimento siciliano”. Il mausoleo di forme tardo-romanico, a pianta ottagonale, contiene ilsarcofago monumentale barocco di Francesco Rodrigo Ventimiglia, due altri sarcofagi cinquecenteschi e l’epigrafe funeraria di Giovanni I Ventimiglia, primo marchese di Sicilia, morto a Castelbuono nel 1475.

La chiesa di Santa Maria degli Angeli è un edificio religioso di Castelbuono.

Secoli dopo la sua fondazione questa chiesa è ancora oggi ai confini del paese, proprio lì dove l’urbano cede il passo alla campagna e poi al bosco. In una posizione privilegiata, la chiesa e conseguentemente il convento, godono di una vista completa del centro storico. È la cappella pubblica sia del monastero delle sorelle povere di santa Chiara che dei frati cappuccini che la reggono dall’epoca della fondazione.

La struttura interna della chiesa è molto più interessante dell’esterno in tipico stile semplice francescano. la chiesa è ad aula ed in una morbida dialettica si intrecciano l’oro e il bianco delle decorazioni e il legno degli altari. sull’altare maggiore troneggia una pregevole tela di A. Catalano raffigurante la titolare della chiesa: in alto è raffigurata la Madonna degli Angeli assisa sulle nubi e circondata dalle gerarchie angeliche in varie pose, questa parte alta è un trionfo di luce e colore a cui fa da contrappeso l’altra in basso rappresentante la materialità che aspira e rientra nella santità. in un paesaggio tetro spiccano infatti le 4 figure di San Francesco e Santa Chiara, San Celestino e San Placido. La tela è contornata ed arricchita da una preziosa cornice intagliata da un frate cappuccino, in cui è incastonata anche la tela più piccola dell’Eterno Padre. Ma l’altare maggiore in sé è un piccolo scrigno di sorprese. Sapientemente scolpito su legno, è un enorme reliquiario che, se aperto, fa bella mostra di numerose concavità decorate ospitanti appunto reliquiari. Lo scomparto sottostante la mensa ospita la statua e le reliquie di San Teofilo Martire. Quattro sono gli altari laterali della chiesa: Sant’Anna, Sant’Antonio, la Madonna di Fatima e il Crocifisso. L’altare di Sant’Anna riprende nel gioco architettonico l’altare maggiore e la tela (copia antica di un dipinto fiorentino) è incastonata in una cornice lignea scolpita. Sotto la tela una piccola nicchia ospita il gruppo ceroplasta settecentesco della famiglia di Maria. L’altare di Sant’Antonio ospita la grande tela del Santo Padovano, di ottima fattura e di grande espressività, nella tradizionale iconografia con il bambin Gesù in braccio e il giglio. Nella nicchia sottostante è inserita la bella ed antica statua di Maria SS. Bambina.

L’oratorio del Rosario si trova a Castelbuono.

L’oratorio è attiguo alla chiesa di San Vincenzo Ferreri e dunque all’ex convento domenicano. Anticamente proprio all’interno di detta chiesa (nell’attuale arcata cieca) era sita una cappella dedicata al titolo mariano in cui trovavano sepoltura anche le coonsorum (membro del terzordine domenicano?). La cappella fu poi distrutta e il culto si spostò nell’oratorio. L’esterno dell’oratorio è molto simile ad una chiesa romanica con campanile squadrato di mattoni rossi. la facciata è a timpano con varie decorazioni intarsiate (una scritta: regina ss.rosarj ora pro nobis, alcuni decori e due rosari sul portale e un occhio trinitario.)recentemente restaurate. L’interno non è molto grande, ad unico ambiente e con un solo altare centrale alla sommità del quale sta la nicchia con la preziosa effigie di Maria Santissima del Rosario e di San Domenico. La statua spicca, sul fondo bianco a stelle dorate della nicchia, con i suoi panneggi e la sua sinuosità baroccheggiante. L’aula è decorata con tele raffiguranti i 15 misteri del rosario, alcuni dei quali di ottima fattura. tra le tele spiccano alcune che riproducono in piccolo tele più grandi disseminate nelle varie chiese cittadine.

La chiesa di San Nicola è un edificio religioso di Castelbuono.

La chiesa sorge su una collinetta inglobata nel tessuto urbano. Sul sito dove ora ammiriamo la chiesa barocca, sorgeva nel medioevo una cappella funeraria dedicata al Santo di Bari e alle anime purganti. In questa chiesa erano particolarmente venerate le gerarchie angeliche. Per l’esattezza era l’antica cappella del cimitero del paese e qualcuno ipotizza addirittura che ivi sorgesse una necropoli pagana con relativo tempietto. gli scavi, non solo archeologici ma anche occasionali, hanno più volte portato alla luce frammenti di ossa umane nell’intero quartiere (oggi abitato).

La chiesa odierna è separata dal manto stradale da un’ampia ed alta scalinata che, a ben vedere farebbe ipotizzare che (almeno un tempo) possa esservi stata sotto la chiesa una cripta, motivo del rialzo. L’esterno è sobrio, particolarissimo il piccolo campanile in mattoni rossi che troneggia alla destra del portale marmoreo.

L’interno è tipicamente in gusto barocco-rococò con i classici stucchi che adornano le chiesette dell’abitato. Particolarissima è però la pianta della chiesa stessa che sembra un timido accenno ad una croce greca. Si compone di un’aula centrale, culminante con L’altare maggiore su cui fa bella mostra di sé la statua della Madonna Ausiliatrice, di due altari laterali e di due cappelle. L’altare centrale è decorato da un “tempietto in stucco” sul cui frontone spicca l’irraggiamento con l’emblema dello Spirito Santo. Il tempietto a volute culmina con la figura di un putto (San Michele?) che sorregge uno scudo con una frase evangelica. La nicchia centrale (postuma) ospita la bella statua di Maria Santissima, giunta a Castelbuono nei primi decenni del Novecento. particolare è anche il tabernacolo con l’emblema dell’agnello. L’altare laterale di destra è dedicato alla pietà ed ivi troviamo appunto una tela di grande espressività che alcuni vogliono del Di Galbo. L’altare di sinistra fu dedicato a Sant’Apollonia, sebbene alcuni individuano nelle figure dei tre martiri più tosto i Santi Alfio, Cirino e Filadelfio.

Molto particolari le due cappelle laterali, quella di destra è dedicata a San Biagio ed ospita, su un alto altare, la statua cinquecentesca del Santo in atto benedicente e in abiti vescovili. la statua, bisognosa di restauro, mostra una perizia artigianale nella lavorazione sia del legno sia della sottile lamina. La cappella di sinistra è dedicata a San Nicola ed anche qui è presente la statua cinquecentesca del Santo, in migliori condizioni. molto particolari i due affreschi appena ritrovati e restaurati raffiguranti San Michele e l’Angelo “delle anime purganti” ai lati della cappella. Questi due affreschi riaffiorati (probabilmente ve ne sono altri ancora nascosti sotto le pareti bianche) ci offrono preziosa testimonianza del culto agli angeli di cui si diceva sopra, così come la grande tela degli Arcangeli, posta probabilmente un tempo, sull’altare maggiore. Interessante anche la cantoria.

La chiesa e badia di Santa Venera è tra le chiese più antiche di Castelbuono.

La chiesa di Santa Venera già nel 1500 ospitava la statua della patrona del paese (santa Venera appunto, prima di sant’Anna), statua che oggi è di proprietà privata.

Nel Seicento fu completamente rivisitata e restaurata per la prima volta con conseguente abbandono della cappella “normanna” ancora visibile e adibita a Sagrestia. La chiesa attuale conserva inoltre un’abside circolare su cui si adagia l’altare maggiore e che è ampiamente decorato.

L’interno gioca molto sul bianco e sul nero, e il culmine si ha nell’altare maggiore dedicato all’Addolorata. L’altare, rivestito in decorazioni di vetro intarsiato, è un sumendum della passione di cristo con tarsie di edera, croci e strumenti del martirio e là, in alto, nella sua cameretta piange l’effigie della Madonna Addolorata dei civili. Una bellissima statua vestita. Gli altari laterali sono dedicati rispettivamente a: Sacra Famiglia (tela), San Benedetto (tela) e Maria in fasce (statua), Madonna di Pompei (statua e affresco), santissimo crocifisso.

La chiesa dell’Itria è un edificio religioso di Castelbuono. È collocata nel corso principale della città, è dedicata a Maria Odigitria e fu eretta nel XVI secolo.

L’esterno parrebbe romanico e tradisce uno schema tipico delle chiese minori castelbuonesi: la facciata unica e rettangolare con campanile svettante (era questo l’aspetto anche della vicinissima chiesa di Sant’Antonio abate e ancora oggi di San Nicola). Il portale d’ingresso fu decorato nel 1600 con le volute e le statue, dette “Babbi i l’itria” per la loro somiglianza espressiva con i personaggi del presepe e raffiguranti San Pietro, San Paolo e al centro il mezzo Busto di Sant’Anna.

L’interno della chiesa è rialzato mediante una serie di scalini ed è ad aula. Alle pareti quattro altari laterali custodiscono tele di autori locali raffiguranti momenti della vita di Maria. L’altare maggiore, nella sua pomposità barocca, è il sunto di tutte le decorazioni a stucco bianco-dorato che si rincorrono tra le pareti. Al centro di questa grande cornice di volute e ghirigori spicca la tela della Madonna Odigitria attribuita a Gaspare Vazzano, detto lo Zoppo di Gangi, e risalente al 1586. La tela raffigura sapientemente due anziani nell’atto di portare sulle spalle una grande cassa da cui emerge a mezzo busto la Madonna con il bambino in braccio (tema iconografico tratto dalla leggenda).

La chiesa dell’Annunziata è un edificio religioso di Castelbuono.

La chiesa sorge all’interno dell’antica cinta muraria del castello stesso. Non è noto il periodo di fondazione di questo edificio, ma si può ipotizzare che non nacque come convento. sappiamo inoltre che esisteva già nel da almeno un secolo nel 1600, quando fu affidata ai monaci benedettini provenienti da Gangi. Il prospetto esterno dell’edificio è caratterizzato dalla presenza del massiccio campanile romanico su cui però si innesta una cuspide dal sapore prebarocco. Leggiadra e ben curata la decorazione del portale d’ingresso su cui troneggia lo stemma ventimigliano accompagnato a quello degli Spadafora (fu proprio una dama di tale famiglia sposata in Ventimiglia a finanziare l’abbellimento della chiesa e a lasciarvi delle rendite) che ne fa intuire il prestigio. L’interno è di gran lunga sprofondato rispetto al manto stradale della piazza e vi si accede tramite una scalinata. L’aula è unica con abside finale. i laterali sono arricchiti da quattro cappelle con altari. Opere di G. Salerno e Pietro Novelli si trovano nelle anche nella chiesa di San Vincenzo. Oggi è annesso alla chiesa l’istituto femminile delle figlie della Croce (dal 1943).

La chiesa di San Vincenzo è un edificio religioso di Castelbuono.

Conosciuta anche come chiesa della Madonna del Rosario, possiede un’unica navata e sull’altare maggiore vi è una tela raffigurante la Madonna stessa, opera dello Zoppo di Gangi (al secolo Giuseppe Salerno), e sul secondo altare si trova una tela che ritrae San Tommaso, opera sempre dello stesso autore. All’interno della chiesa si hanno altri quadri raffiguranti San Domenico, San Vincenzo Ferreri, Santa Rosa da Lima e Santa Margherita Maria Alacocque. All’interno di una Cappella dedicata al Crocifisso si trovano una Croce lignea e le statue di Santa Lucia e di San Vincenzo.

La chiesa di Sant’Agostino è un edificio religioso di Castelbuono.

La chiesa è ad aula unica con quattro altari laterali dedicati rispettivamente a san Tommasosan Giuseppesanta Ritae al santissimo Crocifisso.

L’altare maggiore è decorato con una grande pala d’altare raffigurante Sant’Agostino che protegge i suoi figli spirituali sotto il piviale.